lunedì 7 dicembre 2009
Il Cicap boccia il film di Mariano Iodice sul Conte di Cagliostro. Lo studioso replica: "Non rispondo a questi ciarlatani della Verità"
Secondo Iodice, infatti, «in realtà Dan Brown, che firma un testo “ispirato” da altri, avrebbe realizzato un messaggio destinato a una catena di iniziati sparsi per il mondo che ricevono così lo strumento e il segnale per attuare un progetto che fu stabilito tre secoli or sono e che deve essere organizzato entro il 2025, nel segno dell’età dell’Acquario».
Il regista ricorda che, nel libro di Brown, Jacques Saunière, pochi minuti prima di morire, afferma: «Devo trasmettere il segreto», segreto che, si sostiene nel film, non è certo quello del sacro femminino, o dei templari del Priorato di Sion.
Nelle righe “ermetiche” del Codice Da Vinci si celerebbe dunque ben altro. Per comprenderlo è necessario un salto indietro di tre secoli: il 21 dicembre 1772, il conte di Cagliostro, sotto le false spoglie del marchese Giuseppe Pellegrini, e sua moglie Lorenza arrivano a Napoli. Li accoglie il cavaliere d’Aquino che attendeva l’illustre massone per adempiere al testamento ermetico del principe di Sangro, morto l’anno prima. Il conte di Cagliostro stabiliva proprio in quella circostanza la consacrazione del suo “rito egizio” che avrebbe conquistato gli iniziati d’Europa. Nel palazzo che fu di aimondo di Sangro, si sarebbe dunque compiuto il sogno dell’alchimia che risaliva agli antichi Egizi, i primi a conoscere i segreti di quell’arte e a tramandarli per vie ermetiche a pochi eletti. Il conte porta il suo rito egizio in giro per l’Europa per oltre sedici anni facendo tappa anche a Salerno nel 1775 per recuperare una raccolta di madrigali, Le Villotte del Fiore, tra le quali una di particolare significato per il conte e che qualche secolo prima il giovane Giovanni Azzaiolo aveva composto per la principessa di Salerno. Ed è proprio nello spirito di quella musica che da allora si tramanda ermeticamente il segreto dell’alchimia.
Un salto in avanti ci conduce a un’altra rivelazione: il 21 dicembre 2006 (ossia esattamente 234 anni dopo) il film Codice Egizio è stato presentato per a prima volta alla stampa. Ciò prova, spiega Iodice, che la sua opera è lo strumento attraverso il quale il conte dà gli ultimi ritocchi al suo lavoro, per adempiere – in tempi moderni – al testamento ermetico ponendo fine all’antiquato silenzio diventato inattuale.
Abbiamo chiesto a Mariano Tomatis un commento su questa ennesima scoperta di una presunta, e piuttosto ingarbugliata per la verità, rivelazione contenuta nel Codice di Dan Brown. «È abbastanza tipico che, dopo l’uscita di romanzi a sfondo esoterico, si scateni la mania di immedesimarsi nei protagonisti e si applichino le stesse regole interpretative al mondo reale: è recente l’annuncio del ritrovamento di un pentagramma musicale nascosto in alcuni elementi architettonici della Cappella di Roslyn. Nonostante la notizia sia di grandissimo interesse per storici e archeologi, trattandosi – se confermato – di un evento insolito e senza precedenti, è impossibile conoscere i dettagli della scoperta senza aver acquistato un libro venduto a caro prezzo dai due scopritori; nonostante questa operazione di marketing, però, la stessa ipotesi non è mai stata sottoposta al vaglio della comunità dei ricercatori né alle critiche degli esperti, ed è difficile valutarne la credibilità. C’è infatti spesso una notevole sproporzione tra l’importanza dei segreti rivelati e l’autorevolezza dei mezzi attraverso cui gli stessi vengono divulgati: si affida a siti web personali, opuscoli autoprodotti e documentari amatoriali materiale che – se confermato – sconvolgerebbe decenni di consolidate ricerche storiche.
L’altro elemento ricorrente è l’assoluta assenza di riferimenti ai lavori pubblicati in precedenza nello stesso campo: fuori dal proprio contesto, molte notizie possono sembrare verosimili agli occhi di chi non ha mai approfondito gli stessi argomenti. È una conseguenza del suo successo il fatto che un romanzo a sfondo esoterico possa indurre i lettori nella tentazione di cercare un senso nella forma delle nuvole, nel dipinto di ogni chiesa, nelle iscrizioni di ogni lapide e nei chiaroscuri di ogni mappa geografica, moltiplicando a dismisura le teorie sul Segreto dei Segreti, sull’Apocalisse e sull’avvento di una Nuova Era. Ma la Storia è un’altra cosa...». Mariano Iodice, giornalista, storico studioso di storia della Massoneria replica secco: "Non replico a questi ciarlatani della Verità".
Intervento di Mariano Iodice sulle dichiarazioni di Don Gelmini circa Ebrei e Massoneria
Mi sento, purtuttavia, nel pieno diritto di criticare la sua polemica che in verità non mi aspettavo...credo che valga egregiamente come risposta, pacata e saggia, quella del Gran Maestro del Grande Oriente d'Italia Gustavo Raffi che, riferendosi alle dichiarazioni del sacerdote indagato dalla Procura , parla di "dietrologie emozionali".[Lancio Stampa Agenzia Mediapress del 7-8-2007]
Mariano Iodice pubblica uno studio sulle Logge Massoniche del '700
Correva l'anno 1779 Ferdinando IV, appena ventinovenne, invia in Russia il Duca di San Nicola, Muzio da Gaeta. Arrivato a Pietroburgo, il Duca, dovette subire il duro e rigido clima al quale non riuscì ad adattarsi, per cui entro pochi anni fu sostituito dal Duca di Serracapriola, Antonio Maresca Donnorso, mentre il russo Razumovshij fu sostituito (per i rapporti intimi, sembra, con Maria Carolina) con Skavronskij. A questo punto la storia degli illustri avi si intreccia con quella di uno dei più famosi massoni del 700, il conte di Cagliostro.
Il duca di Serracapriola rimase in loco fino al 1813, rimase in carica oltre quarant'anni, ma la frequentazione con il conte durò meno di un anno. Proveniente da Mitau, Cagliostro si trasferì a San Pietroburgo, dove dimorò dal 5 Giugno 1779 al Marzo 1780. Il viaggio in Russia aveva anche uno scopo diplomatico: intercedere presso Caterina II per garantire l'indipendenza della Curlandia, minacciata dall'espansionismo zarista. Cagliostro si proponeva di ottenere ciò, fondando una loggia internazionale (di Rito egizio), che fosse sotto l'alto patronato della Imperatrice. Presentatosi come il colonello spagnolo Phenix, iniziò a fare il taumaturgo, ma subito si sparse la voce delle sue relazioni col Saint Germain e sulla tresca fra Serafina e il Principe Potemkim, favorito di Caterina. Quando l'ambasciatore di Spagna lo smascherò non gli rimase che abbandonare il paese, nonostante la protezione dello stesso Potionkin. L'Imperatrice scrisse poi tre commedie satiriche: "L'ingannatore", "Il cieco", "L'incantatore siberiano" con le quali metteva alla berlina l'Italiano e le sue vittime. Nella sua pur breve permanenza in terra di Russia Cagliostro conobbe, secondo gli studi del porfessore Iodice, il duca di Serracapriola. Frequentò le Logge fondate da Petr Ivanovic Melissino. L'Ordine comprendeva 4 Gradi: "La Volta oscura", "Il Cavaliere Scozzese", "Il Filosofo", "Il Grande Sacerdote del Tempio". I primi due erano gradi di tipo hiramitico mentre il terzo aveva contenuti religioso-ermetici, tutti e tre costituivano una sorta di noviziato che consentiva di accedere al Grado sacerdotale. Quest'ultimo prevedeva conclavi di sapore templare con cerimonie religiose, benedizioni, preghiere comuni. Lo scopo del Rito era la conoscenza di Dio e della "filosofia della natura" ossia dell'influenza esercitata sulla materia dagli astri e dalle potenze spirituali, perciò i "Gran sacerdoti" o "chierici" si dedicavano allo studio dell'alchimia, della cabala, dell'astrologia, della magia. Sembra che in queste Logge Cagliostro operasse esperimenti di chiaroveggenza con "la colomba" è indubbio, comunque, che una tale esperienza abbia portato un notevole contribuito al perfezionamento del Rito Egiziano. In quegli anni Cagliostro dettò i prodromi per la costituzione di una Loggia di Rito egizio e Rosacroce a Napoli, sotto l’egida del duca che sarebbe dovuta sorgere a Napoli. Nel centro partenopeo gli anni futuri, che avrebbero dovuto concretizzare il progetto della Loggia, non furono provvidi per la massoneria. Già nel giugno 1776 i membri della G. L. Nazionale elessero Diego Naselli gran maestro. Nel 1777 quest’ultimo aderì al Rito della Stretta Osservanza Templare, coinvolgendovi per intero la G. L. Nazionale. Nel 1779, a seguito degli sviluppi verificatisi in seno al Regime della Stretta Osservanza mediante il Convento di Lione e la riforma elaborata dal Willermoz con la trasformazione del Regime medesimo in quello Scozzese Rettificato, il Naselli e la sua Gran Loggia Nazionale aderirono alla riforma. Dal 1783, a causa della forzata rinunzia da parte del conte di Bernezzo, il Naselli assunse anche la carica di gran maestro provinciale.
Nel frattempo continuava pur sempre a sopravvivere la Gran Loggia Provinciale “inglese” diretta dal duca di San Demetrio, tra i cui aderenti si devono ricordare, oltre al già citato Pasquale Baffi, il giurista Mario Pagano, l’ammiraglio Francesco Caracciolo, il medico Domenico Cirillo, l’ufficiale Giuseppe Albanese.
Nel 1784, nel piedilista dell’aristocratica loggia La Vittoria, alle dipendenze del Rito Scozzese Rettificato, troviamo anche il poeta Aurelio Bertòla de Giorgi ed il conte Vittorio Alfieri, iniziato probabilmente tra il 1774 ed il 1775. Alle soglie della rivoluzione francese, tuttavia, la G. L. Nazionale era in piena regressione numerica. Il 3 novembre 1789 Ferdinando IV rinnovò la proibizione delle attività massoniche ed il gran maestro Naselli dette ordine alle logge di sospendere i propri lavori.
È certo che i nascenti clubs giacobini, che avrebbero entusiasticamente sostenuto la repubblica partenopea, reclutarono a preferenza tra i fratelli massoni. Molte delle vittime della restaurazione borbonica, in effetti, erano transitate nelle logge della G. L. Nazionale od in quelle della G. L. Provinciale inglese. Il progetto di una Loggia unificata di Rito Egizio e Rosacroce non si concretizzò, ma molti, fino ad oggi, proseguirono gli studi, nel ricordo del grande massone Cagliostro e di altri illustri confratelli partenopei. Si deve a questi ultimi se il progetto di Una Loggia della Massoneria Unificata di Rito Egizio e Rosacroce è proseguito nel tempo fino ad oggi.
Mariano Iodice relaziona alla "22nd Annual Convention on Human Migrations"
TRAMONTI- Mariano Iodice, giornalista, storico e studioso di Massoneria ed esoterismo, ha partecipato ai lavori della “22nd Annual Convention on Human Migrations Sunday December 6, 2009, 10:00 AM, Tramonti City Hall, Board Room Costiera Amalfitana, Italy”. Il professore Iodice ha relazionato su “Gli aspetti esoterici nelle genealogie del ‘700 napoletano, con particolare riferimento alla famiglia Di Sangro e alla Scala di Napoli”.Tema del Convegno che da ventidue anni si tiene nella cittadina della costiera amalfitana : "Last Genealogical Ramifications Caused byHuman Migrations". "Le ultime ramificazioni della Genealogia provocate dalle Migrazioni Umane".Oltre al professore Iodice hanno partecipato alla convention: S.A.S. Il Principe di Heristal già convention chairman nel 2007, anche quest'anno S.A.S. il Principe diretto discendente di Carlo Magno presiederà i lavori congressuali, autorità in materia di Araldica e Genealogia di alta sensibilità e interesse verso le Ricerche Storiche che in quanto componente del Consiglio Araldico Mondiale con la sua presenza sancisce l'importanza delle ricerche che il Centro Studi ha finora svolto e con successo. Tra l'altro S.A. presenterà i risultati delle ricerche sulle fortificazioni che Carlo Magno realizzò intorno alla città di Itzhoe per difendere il Sacro Romano Impero dagli attacchi dei Danesi. Anna Carmen Perrella fondatrice del PREMIO AMBASSAD'OR per gli Ambasciatori del Genio Italiano Nel Mondo, fondatrice del PREMIO UNIVERSITALIAN per autori di storie-testimonianze del percorso evolutivo degli Italiani nel Mondo dalle origini all'attuale status multiculturale. Si sono inoltre avuti i seguenti Contributi ai lavori congressuali: Una relazione di Allan Moyes presidente dello Scottish Emigration Center su The Clanranald Trust for Scotland e